La Specola Vaticana — il cielo dei Papi.

Quattro cupole bianche sopra il Palazzo Pontificio, un rifrattore Zeiss del 1935, una collezione di meteoriti che comprende frammenti di Marte, un secondo telescopio installato su una montagna dell'Arizona a 3.191 metri d'altezza. La Specola Vaticana è il segno più visibile — e meno raccontato — di quanto la Chiesa cattolica abbia investito in astronomia negli ultimi quattro secoli.
Le radici: la riforma del calendario
Le origini della Specola risalgono alla seconda metà del Cinquecento, quando papa Gregorio XIII riunì astronomi e matematici del Collegio Romano per elaborare la riforma del calendario, promulgata nel 1582. La Torre dei Venti in Vaticano, costruita fra il 1578 e il 1580, servì proprio agli studi astronomici preparatori ([Wikipedia — Specola Vaticana](https://it.wikipedia.org/wiki/Specola_Vaticana)). Nei due secoli successivi il papato promosse tre osservatori a Roma — Collegio Romano, Campidoglio, e la prima Specola nella Torre dei Venti (1789-1821) — che restarono attivi con alterne fortune.
La rifondazione ufficiale porta la data del 14 marzo 1891: papa Leone XIII, con il motu proprio Ut mysticam, ricostituisce l'osservatorio e ne affida la direzione al padre barnabita Francesco Denza, che ne era stato il promotore ([DISF](https://disf.org/specola-vaticana)). La Specola nasce in parte come risposta scientifica alle accuse di ostilità della Chiesa verso la scienza: un gesto politico oltre che astronomico.
Il trasferimento a Castel Gandolfo
Per quattro decenni la ricerca prosegue in Vaticano, con la Specola impegnata nel programma internazionale della Carte du Ciel — la mappatura fotografica dell'intero cielo notturno ([Vatican Observatory — La Storia](https://www.vaticanobservatory.va/it/storia)). Poi arriva l'inquinamento luminoso: la crescita di Roma rende impossibile lo studio delle stelle più deboli. Pio XI decide allora, nei primi anni Trenta, di trasferire l'osservatorio nella residenza estiva papale.
Il trasloco a Castel Gandolfo si completa nel 1935. Vengono costruite due nuove cupole sul tetto del Palazzo Pontificio, viene installato un laboratorio astrofisico per l'analisi spettrochimica, e la gestione scientifica viene affidata alla Compagnia di Gesù. Da allora la sede dell'osservatorio resta la stessa: quattro cupole sopra le Ville Pontificie, visibili dalla piazza del borgo nelle giornate limpide.
Gli strumenti di Castel Gandolfo
La Specola conserva quattro telescopi storici tuttora funzionanti: un rifrattore Zeiss con apertura di 40 cm del 1935, i due telescopi gemelli del doppio astrografo Zeiss, e un riflettore Cassegrain da 60 cm ([Wikipedia — Specola Vaticana](https://it.wikipedia.org/wiki/Specola_Vaticana)). Le condizioni di luminosità del cielo dei Castelli Romani non consentono più osservazioni scientifiche di frontiera, ma gli strumenti restano operativi per la divulgazione e la didattica.
Nel complesso delle Cupole Barberini è ospitata anche la mostra permanente sulla storia dell'osservatorio, con strumenti d'epoca, mappe stellari e il racconto per sale dei quattro secoli di astronomia pontificia ([Vatican News](https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2023-05/specola-vaticana-tour-virtuale-ville-pontificie.html)). Il tour virtuale è liberamente accessibile dal sito ufficiale vaticanobservatory.va.
La collezione di meteoriti
Ciò che rende Castel Gandolfo un centro di ricerca ancora attivo è la collezione di meteoriti, una delle più importanti in Europa. I laboratori misurano le proprietà fisiche dei frammenti — densità, porosità, suscettibilità magnetica, capacità termica, conduttività — dati che alimentano studi sulla formazione del sistema solare e sulla composizione degli asteroidi. Fra i pezzi conservati figurano anche meteoriti di origine marziana, arrivati sulla Terra dopo essere stati espulsi dalla superficie di Marte da impatti antichi.
“La Specola Vaticana è espressione dell'interesse e del sostegno per la ricerca astronomica garantiti con continuità dai Papi.”Vatican News, 20 luglio 2025 — nell'anniversario dell'allunaggio
Il secondo cielo: Monte Graham
Nel 1981 la Specola apre a Tucson, in Arizona, il Vatican Observatory Research Group (VORG), in collaborazione con l'Università dell'Arizona. Da quella partnership nasce, nel 1993, il Vatican Advanced Technology Telescope (VATT): un telescopio gregoriano da 1,83 metri sul Monte Graham, a 3.191 metri di quota ([Wikipedia — VATT](https://en.wikipedia.org/wiki/Vatican_Advanced_Technology_Telescope)). È stato uno dei primi grandi telescopi al mondo costruiti con specchio primario a nido d'ape, tecnologia sviluppata dal Mirror Lab dell'Università dell'Arizona.
Nel giugno 2024 il VATT è diventato un telescopio completamente robotizzato: gli astronomi possono controllarlo da remoto, anche dagli uffici di Castel Gandolfo, senza doversi recare in cima alla montagna ([Sala Stampa Vaticana](https://press.vatican.va/content/dam/salastampa/it/fuori-bollettino/pdf/EN_CS%20Specola%20Vaticana.pdf)). Il sistema di controllo automatico è stato battezzato Don, in onore di Donald M. Alstadt, uno dei principali donatori.
La visita: come e quando
La Specola non è aperta alle visite libere quotidiane, ma è inclusa nel tour completo delle Ville Pontificie con biglietto acquistabile sul sito dei Musei Vaticani. Il percorso comprende Palazzo Apostolico, Giardino Barberini e la sezione dedicata all'osservatorio nelle Cupole Barberini. Da settembre, con la fine del soggiorno papale, gli orari tornano regolari.
Il 20 luglio 2025, anniversario dell'allunaggio, Papa Leone XIV ha compiuto la sua prima visita alla Specola: un segnale della continuità dell'attenzione papale per l'osservatorio, oggi diretto dal gesuita padre David Brown.